Centro di accoglienza per uomini: l’ingrediente più importante

9. agosto 2021

Eugene Tkatchenko eglise ortodosso

Eugenio Tkatchenko si sveglia presto. La mattina presto, deve essere già alla sua obbedienza nel refettorio. È il capo cuoco del centro di accoglienza per uomini del nostro nostro monastero fondato nel villaggio di Lysaya Gora. Insieme ai suoi assistenti, prepara la colazione per tutti gli abitanti di questo centro, cioè per quasi 200 uomini!

“Anche se io sono il superiore di questa obbedienza, ma cucino come gli altri. Penso che il capo non è colui che sta in disparte, guida e incalza i suoi subordinati, ma colui che sta vicino a loro e porta il peso insieme. Sono come tutti gli altri, ma ho qualche obbligo in più”, dice modestamente Eugenio. Sono stato educato nel modo che tutti sono uguali in questo paese, non ci sono persone migliori o peggiori; forse alcuni hanno uno status più alto, ma questo non è indicatore di superiorità.

cucina au monastere

Due cuochi, un panettiere, due lavapiatti e due persone che aiutano nella distribuzione sono quelli che aiutano Eugenio. Altri quattro uomini disabili pelano patate e altre verdure.

Il cuoco si alza prima degli altri, arriva alla sua obbedienza alle 5 del mattino e se ne va più tardi degli altri. Gli altri arrivano alle 6:30 circa. A quest'ora, i residenti del centro di riabilitazione vanno a pregare, mentre il personale di cucina prepara i pasti. Preghiamo alle 10 in punto. Si prepara la colazione, si dà da mangiare a tutti, dopo si lava la grande caldaia a vapore e si comincia a preparare tutto per il pranzo, e poi si prega. Mentre si prepara il cibo, leggiamo le preghiere.

chef de cuisine monastere

I residenti del centro apprezzano il lavoro dei cuochi?

Ci sono persone che capiscono e rispettano il nostro lavoro, ma ce ne sono anche altre. È sconvolgente sentire certe parole, ma a volte sbagliamo, dice Eugene. I cuochi, come tutte le persone, possono essere in diversi stati. Non sempre si ha voglia di alzarsi alle 4:30 del mattino e passare tutto il giorno ai fornelli della cucina. Certo, a volte si è stanchi e ci si lamenta... Tuttavia, cerchiamo di fare tutto con amore, è così che le suore ci insegnano ad agire. La suora Elisabetta dice: "L'ingrediente più importante nella preparazione dei pasti è l'amore. Se cuciniamo con amore, allora ogni pasto sarà buono". È necessario lavorare con tutto il cuore e preoccuparsi della propria obbedienza.

pasto del monastero

Il lavoro del cuoco è simile a quello del pittore: se un pittore è in difficoltà dentro, sarà in grado di creare un bel quadro? Lo stesso vale per i pasti. Devi preparare un pasto per gli altri e per te stesso. Queste persone sono venute qui come se fossero a casa loro ed è necessario mostrare loro questo amore e un'atmosfera familiare.

La suora Elisabetta, di cui parlava Eugenio, viene dal Montenegro. La sua obbedienza è quella di mettere in scena spettacoli con gli abitanti del Centro di Accoglienza e di guidare le lezioni settimanali di catechismo nella scuola domenicale. Con il suo aiuto, un elemento di creazione viene portato anche nel lavoro del refettorio.

Quando sono venuta qui nel 2012, c'erano porridge e insalate sui tavoli, ma ora, grazie all'aiuto delle suore e con gli sforzi comuni, il menu è diventato più diversificato. Naturalmente, a volte è più facile cucinare il riso o le patate al posto del riso pilaf o del draniki (patate grattugiate e arrostite). Ma i fratelli ci ringraziano per la diversità dei piatti. Un giorno, abbiamo preparato con suora Elisabetta una moussaka, un piatto balcanico fatto di patate, melanzane e un ripieno di carne. Un succo di frutta con un panino finisce il pranzo, la sera facciamo una specie di budino, una preparazione al forno di ricotta, inoltre serviamo frutta.

refettorio del monastero

Fino all'età di 25 anni, Eugenio ha vissuto a Mosca, dove si è laureato ed è diventato un cuoco di pasticceria. Tuttavia, è stato solo qui che ha sentito il vero gusto della professione.

"Potrei inventare qualcosa e cucinare per dieci persone, ma non potrei immaginare come preparare cibo per duecento persone. Avevo paura. Non volevo avere questa obbedienza, ma certamente è stata la Divina Provvidenza su di me. Ho iniziato a preparare i pasti non su un fornello, ma in un forno che non avevo mai provato prima. Sono stato aiutato lì e ho imparato poco a poco. Non è così difficile, ma devi solo sapere cosa stai facendo e pianificare in anticipo quello che devi fare per portare a termine il lavoro. La cucina del Centro di accoglienza è diventata per me un'"università".

Tra gli abitanti del Centro, Eugenio ha acquisito dei compagni su cui può contare, tra cui sono le suore.

Il monaco è una persona che è venuta a Dio, che serve Dio. Anch'io sono venuto qui per cambiare la mia vita. A chi altro posso guardare se non alle suore? Suor Elisabetta mi dirigeva e poteva talvolta rimproverarmi o approvarmi. Mi sostiene e si preoccupa per me. Mia madre è lontana, a Mosca, ed è importante che qualcuno ti sia vicino e ti possa sostenere.

ingredienti del pasto del monastero

Suor Elisabetta ha aiutato Eugenio a ritrovare la fiducia in se stesso: ha cominciato a dargli dei ruoli nelle produzioni teatrali, che hanno cambiato molto il giovane.

Fondamentalmente, non sono sicuro di me stesso, dice Eugenio. Suor Elisabetta ha cominciato a tirarmi un pò fuori dal guscio e a suscitare l'apprezzamento di me stesso avendo offerto di partecipare in uno spettacolo, un secondo, un terzo.

Prima ero troppo timido, anche oggi non sono molto aperto a tutti. Tuttavia, dopo aver partecipato ai nostri spettacoli, sono diventato più sicuro di me stesso, posso parlare con qualcuno, risolvere una questione, esprimere il mio punto di vista. Nel mio passato, ho sofferto perché ho fatto un cenno con la testa senza dire nulla e sono stato incolpato di tutti i problemi e sono sempre stato colpevole.

Eugenio è venuto in questo rifugio per liberarsi dalla dipendenza dalla droga.

Non posso dire di aver avuto una seria dipendenza. Pensavo che la libertà fosse quando fai quello che vuoi, quando vai dove vuoi, quando decidi tutto da solo. In realtà, non c'era libertà, ma avendo usato droghe o alcool, mi sentivo più sicuro. Per questo li ho usati, ma ora, senza tutto questo, ho fiducia in me stesso.

cucina сase di accoglienza

Prima pensavo di poter ottenere tutto da solo, ma ora cerco di vivere con Dio da quando sono venuto da Lui. A quel tempo Dio guidava anche me, ma io non lo capivo.

Notizie tristi, cadute, nuovi sforzi, anche se non sono facili, è necessario accettare tutto questo con un normale atteggiamento interiore e non in modo tale che si inizi a bere se qualcosa va male. Sì, sarà fastidioso, ma dobbiamo andare avanti stringendo i denti. Il Signore conduce per mano.

Volevo la libertà, ma ora ho un'obbedienza. Lei dice ciò che deve essere fatto, quindi deve essere fatto. Ho già avuto questo "me stesso" e mi ha portato nella direzione sbagliata, è per questo che viviamo come è stabilito qui, ringraziamo Dio per questo.

Quando Eugenio è arrivato al Centro di Accoglienza, ha capito che ci sarebbe stato un ordine da rispettare. Ammette che non è stato sempre facile.

repas monastere dolore

A volte era difficile... Volevo persino lasciare il Centro. Non ho nemmeno ascoltato suor Elisabetta. Tuttavia, il suo sostegno e le parole di suor Marta mi hanno aiutato, mi hanno fatto ascoltare la ragione. Non è per caso che suor Marta sia responsabile qui, è una persona saggia. Parlo anche con suor Irene. Vedo che parlare con loro e ascoltarle mi porta nella giusta direzione.

Uno degli abitanti del Centro mi ha detto: "Eugenio, l'essenziale è resistere per mezzo anno, devi sopportare, sapere che dovrai alzarti alle 6 del mattino e non a mezzogiorno, che ti mancherà qualcosa, che non apparterrai a te stesso. Sarà difficile perché ti peserà, penserai che ne hai avuto abbastanza, ma devi superare tutto, rimanere fermo, non lasciare, non rinunciare a tutto". Sì, è stato triste, doloroso, deprimente, ma è tutto passato. Sono venuto qui perché mia madre mi ha detto: "Vivi qui per un anno e poi vedrai". Un anno sono diventati otto anni della mia vita.

Mia madre voleva tirarmi fuori dalla dipendenza in cui mi trovavo e pregava per me. È stato difficile agli Uffici Divini, tutto girava dentro di me, ma ho capito che era necessario.

Anche se vivevo a Mosca, non significava che fossi una persona viziata di una famiglia ricca. Molto semplicemente, sono stato cresciuto in una famiglia modesta e nobile. Sì, ho comunicato con i giovani della mia età, volevo corrispondere in qualcosa al loro livello. Se gli amici indossavano "Adidas" e avevano cellulari di marca, li lo volevo anch'io. Tuttavia, al mio interno, io non sono così, sono cresciuto in modo diverso.

preparazione pasto mensa

Cambiare clima, trasferirsi in un villaggio nel mezzo di una foresta, vivere in una stanza con dodici persone e lavorare nella fattoria, trasportando il letame, tutto questo non era una ferita alla mia autostima, ero pronto per questo.

Mia madre è una credente. Spesso veniva al monastero di Santa Marta e Maria a Mosca e pregava la Madre di Dio. Cercava centri di riabilitazione nei monasteri, voleva aiutarmi e chiedeva a Dio di aiutarmi e portarmi a Lui. Un giorno ha visto su Internet informazioni sul monastero di Santa Elisabetta e ha detto: "Eugenio, andiamo a Minsk".

Non subito sono partito, perché mi sono abbandonato alle mie abitudini... Più tardi ho visto quanto era sconvolta e le ho chiesto io stesso di comprare i biglietti del treno. Attraverso le sue preghiere Dio mi ha portato a questo Centro di accoglienza. Vivo qui da allora, sono qui in piedi. Gloria a Dio per tutto!

Eugene sta imparando a guidare la macchina e presto farà l'esame per ottenere la patente di guida. Padre Andrea Lemeshonok gli ha dato la benedizione per frequentare una scuola guida.

Dio sa meglio di chiunque altro di cosa ho bisogno. Se ho ricevuto la benedizione, avrò la mia patente e aiuterò il Centro. Le suore hanno molte preoccupazioni e a volte è necessario portare qualcuno del centro all'ospedale, per andare a fare la spesa, per comprare le medicine.

Resterò per vivere e lavorare nel Centro di Accoglienza, e poi tutto sarà secondo la volontà di Dio. Se devo organizzare la mia vita personale o meno, sarà come Dio vuole. Tuttavia, lasciare questo posto per andare alla ricerca di qualcos’altro sarebbe un tradimento verso il Centro e verso il Signore.

pasto monastico

Per Eugenio, il Centro di accoglienza è una casa di Dio dove le persone si sforzano di riparare la loro vita, cercando di vivere senza droga e alcool. Per coloro che non hanno una casa, questo centro è diventato la loro casa. Anche per Eugenio.

- Vivo qui, in questo Centro di Accoglienza, e ringrazio le suore, padre Andrea e tutti coloro che mi aiutano a superare le mie infermità. Qui si può imparare a vivere in società. Certo, qui non è come nel mondo, ma questo posto permette a chi non è sicuro, come me, di alzare il morale, di imparare un pò a pensare e riflettere su come agire correttamente.

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